Traffico mattutino

Il mattino è il momento migliore per trovare una bella coda chilometrica di traffico che a scorrere non ci pensa nemmeno!

Ovviamente sono sarcastico, il traffico mattutino dovrebbe far parte dei peccati capitali: chi causa il traffico per guardare il cellulare o fare Dio solo sa cosa, è un peccatore, o meglio, dovrebbe essere considerato tale.

La mattina, poi, uno si sveglia pensando che sia un giorno meraviglioso, sperando per il meglio, iniziando positivamente una nuova avventura nella vita quotidiana, con l’ingenua convinzione o speranza che, così facendo, qualcuno o qualcosa di divino ascolterà queste preghiere e le avvererà.

Puntualmente questo non si avvera e la rabbia aumenta. Il mattino è il momento migliore per svegliarsi in ritardo dopo aver spento la sveglia in un raptus di violenza assonnata momentanea, è il momento migliore per saltare la colazione e concedersi un caffè al volo, quando la situazione è favorevole. È il momento migliore per trovarsi imbottigliati per strada, coi minuti dell’orologio che scorrono e la pubblicità di una grande offerta materassi matrimoniali spiaccicata su un mastodontico cartellone pubblicitario che, volenti o nolenti, ci si trova a rileggere continuamente.

E poi ci si mette anche la radio, che decide di passare le canzoni più tremende di tutti i tempi; per sistemare almeno questo aspetto, si cerca lo smartphone e il cavetto AUX per collegarlo allo stereo, almeno da potersi ascoltare qualcosa di decente. Ma puntualmente, avendo spento la sveglia e avendo dormito più a lungo di quanto avremmo dovuto, è rimasto a casa.

E allora si prova a far partire la musica direttamente dalle casse dello smartphone, piantandosi in mezzo alla strada con una fila lunga l’immensità alle spalle, che strombazza perché non stai avanzando. E allora ti rendi conto di aver preso parte a quella ruota tremenda dei causatori del traffico, pensando che probabilmente a tutti capitano mattine del genere e tutti, puntualmente, si ritrovano a essere il motivo per cui un serpente lungo chilometri di automobili con automobilisti a bordo suona il clacson, perde la pazienza e legge gli stessi cartelloni pubblicitari per interminabili minuti.

Il regalo della maturità

E’ finita, dopo cinque anni, è finita. Stento ancora a crederci, niente più campanella delle 8, niente più strazio fino alle 14 quando non avevo il rientro, niente più sabati mattina a scuola: è finito il liceo.
Da una parte mi dispiace, mi piaceva andare a scuola, prendere il caffè durante le lezioni e fare due chiacchiere coi bidelli. Mi piaceva stare sul banco con un sonno assurdo ad ascoltare parole insensate di insegnanti poco carismatici…no, ora che ci penso questo non mi piaceva.

Comunque al di là di tutto, mi piace la sensazione di libertà che ho al momento, ma dalla quale mi dovrò disabituare a ottobre, quando inizieranno i corsi all’università. Ingegneria, ci provo, fra poco dovrò iniziare anche a fare i test e le esercitazioni perché altrimenti non lo supererò mai.

Comunque, i miei mi hanno chiesto cosa volessi come regalo della maturità: panico. A me quando chiedono cosa voglio per regalo non so mai cosa dire in risposta, ditemi un budget, datemi un’idea, fate qualcosa! Cioè, se io volessi un palazzo, me lo prenderebbero quindi? Non so. Sono indecisa tra un viaggio o un oggetto: mi piace viaggiare, ma vorrei farlo da sola. Io non riesco ad andare con troppe persone in giro, ognuno ha i suoi orari e le sue abitudini, che per me sono sacrosante.
Guai rivolgermi la parola appena sveglia, sono affabile come un grizzly di solito, e che non mangia da due settimane, per di più. Guai a occupare il bagno se ancora non ci sono stata io, perché a quel punto divento affabile come un carrarmato.

Sono fortemente tentata di chiedergli il Samsung Galaxy, dato che il telefono che ho io inizia a morire e non esattamente di ultima generazione. Ha ancora i tasti e lo schermo senza colori.

A dieta?!

Forse ho deciso di mettermi a dieta, ma so benissimo che questa frase non ha alcun senso. Dico forse perché tutte le volte che parto convintissima, in realtà poi non arrivo a niente, quindi proviamo a sfruttare la tecnica del “forse” e vediamo come va.

Devo e voglio perdere sui cinque kg, niente di che, e in realtà tutti mi dicono che non ne avrei bisogno. Mi sa che qui più che a dieta dovrei mettermi in palestra, dato che penso proprio il problema principale sia la tonicità che è andata a farsi benedire quando mi sono accorta di essere pigrissima.

Ho comprato una friggitrice senza olio perché ho letto che le star utilizzano questo aggeggio qua per restare in forma…vedremo. Devo dire che l’ho provata e il suo lavoro lo fa bene, le cose sanno di fritto ma non sono unte.

Mi sono data, udite udite, alla pasta integrale: 100 grammi di pasta integrale a pranzo, e passa la paura. Cosa ho ottenuto in cambio? La pancia gonfia come un cocomero. Dice sia normale, io ci credo abbastanza poco ma staremo a vedere.

Ho anche provato Activia, ma con me i batteri non funzionano, si vede che il mio organismo se li digerisce senza fare troppe storie. Insomma, per farla breve, mangiare un Activia o mangiare un qualunque altro yogurt economico, per me non fa differenza, fa solo differenza al portafoglio.

Dovrei iniziare a muovermi ma non so come, ho visto qualche programma di workout online, da fare in casa davanti al computer e senza che nessuno debba vederti ippopotameggiare in maniera goffa e sgraziata, proverò sperando solo di avere la maledettissima costanza che non ho mai avuto.

Vediamo quanto durerà questo momento salutare, tutte le volte che passo davanti al Mc Donald’s mi sento morire, vorrei entrare e comprare tutto, ma no. Cinque kg in meno, prima, e poi ci potrò mettere piede di nuovo, il caso è chiuso.

Non riuscire a radersi la barba lunga

Questo rasoio elettrico non funziona!
Me ne serve uno nuovo.
Ora è un bel problema.
Ho la barba lunghissima ed ispida. Mi copre il volto quasi per intero. Puntavo ad accorciarla oggi stesso, convinto di riuscirci, ma non mi sarei mai aspettato la totale morte di questo attrezzo maledetto. Eppure l’ultima volta funzionava.
L’ho attaccato alla spina della corrente in carica. Si è caricato e ho fatto l’atto di iniziare a radermi. Ma nessun impulso è arrivato ai meccanismi interni. Le lame ferme ed immobili.

E ora che faccio?
La lametta non la voglio usare. Non sono capace a rifinire la barba, o meglio, sono sicuro che se tento di farmi le rifiniture viene fuori una brutta barba. Quindi o me la taglio tutta o la lascio così.
L’avrei accorciata a tre o sei millimetri. Non avrei avuto problemi con questo attrezzo che ora giace inerme sul bordo del lavandino.
Ho provato a lasciarlo in carica per un po’ di tempo ancora. Ma niente. Solo un timido accenno di ripresa, un misero “bzzz” e poi niente di nuovo. È da buttare. Me ne serve uno nuovo. Lo comprerò.
Il problema è adesso. Come faccio adesso?
La lametta non la uso assolutamente.
Non voglio il volto liscio come il sedere di un neonato.
A me piace la barba. Non ce l’ho da sempre, è ovvio e fisiologico. Però ce l’ho da così tanto tempo che non ricordo quando ho iniziato a portarla e quando invece ancora mi radevo con la lametta dannata. Però, visto che di anni ne sono passati tanti, posso anche dire, senza osare troppo, che ce l’ho da sempre. Sicuramente da prima, molto prima che iniziasse ad andare di moda e che a certi tipi di uomini con la barba vestiti in un determinato modo gli venisse coniato il termine hipster che non so ancora neanche cosa voglia dire.
Una volta la barba era simbolo di ribellione.
Io la porto da sempre sia per poca voglia di radermi sempre, ogni volta, totalmente; sia perché comunque mi è sempre piaciuta, l’ho considerata comunque piacevole su di me e piacevole averla. Non so per gli altri se è lo stesso, ma io penso a me. Però è ovvio che quando poi è troppo lunga mi dà fastidio, mi rode. Poi si sporca. Insomma, va accorciata ogni tanto. La barba ce l’ho da sempre, ma da sempre la tengo lunga quanto basta, mai lunghissima. È capitato raramente.

Ora però devo andare per forza dal barbiere, uscire di casa e tutta questa trafila di cose che eviterei con questo caldo, ma non posso.
Per cui, mi armo di coraggio e vado.

Finalmente è nata la bambina di mia sorella

L’altro giorno sono andato in ospedale per una cosa bella.
Sono andato a trovare una mia parente che aveva appena partorito.
L’ho trovata, durante l’orario delle visite, molto stanca, ma col viso rilassato ed un accenno di sorriso felice sulla bocca.
Infatti stava dormendo quando sono entrato in quella stanza d’ospedale. Mi ha detto l’infermiera che è stata una donna molto forte durante il parto e che si era appena addormentata, crollata in un sonno più o meno profondo, subito dopo che le avevano fatto stringere tra le braccia per la prima volta la sua tenera bambina.
Allora ho pensato che sarebbe stato giusto lasciarla dormire.
Appoggiato sopra il fasciatoio in quella stanza di ospedale c’era il suo cellulare, oltre che alle prime cose utili alla bambina della quale si stavano prendendo cura le infermiere in quell’apposita stanza col vetro in cui si vedono i bambini appena nati dormire nelle loro culle di ospedale, in attesa di passare a dormire su comode culle, su piacevoli giacigli.
Mentre ho chiesto all’infermiera dove sarei dovuto andare per vedere la bambina, in quanto ero completamente impreparato, mi sono diretto piano piano a controllare che il cellulare fosse in modalità silenziosa. Così era. La neomamma non sarebbe stata disturbata.

È stata l’infermiera ad accompagnarmi a vedere la bambina.
Appena l’ho vista mi si è aperto il cuore e lo sguardo si è inumidito per la bellezza che emanava quel piccolo esserino.
Era una meraviglia seria.

Ho perso la cognizione del tempo mentre la guardavo.
Non so davvero quanti minuti sono stato lì, davanti al vetro. Probabilmente minuti abbondanti.
So solo che ad un certo punto l’infermiera mi ha chiamato un paio di volte facendomi ritornare sulla Terra dal quale mi ero staccato perdendomi davanti a quella bambina appena nata che avrei visto crescere.
Sarò uno zio eccezionale!

L’infermiera mi aveva chiamato per dirmi che la mamma, ovvero mia sorella, si era svegliata.
Era dunque il caso di andare a trovarla, di scambiarci due chiacchiere e di farle i complimenti per il piccolo angelo che ha dato alla luce e i miei migliori auguri. Senza farla strapazzare troppo però.

Sono dunque entrato nella stanza ed un sorriso stanco ma enorme mi ha accolto e scaldato.
Sì, sono proprio delle belle sensazioni; delle grandi sensazioni di meraviglia.

Alla fine dell’orario delle visite sono uscito dall’ospedale molto contento. Domani tornerò di nuovo e tra un paio di giorni potrò finalmente vedere e spupazzare la pargoletta a casa visto che mamma e figlia verranno dimesse.

Non vedo l’ora.

Baby monitor per prevenire la SIDS

Un baby monitor non può mancare in una casa con un bambino perché è indispensabile per poterlo controllare. Oltre a essere pratico e sicuro, questo importante alleato nella cura dei propri piccoli aiuta anche a prevenire la SIDS, ovvero la tragica morte in culla durante il sonno e senza alcun tipo di motivazione o sintomo.

SIDS sta per Sudden Infant Death Syndrome e, specialmente negli Stati Uniti, è la prima causa di decesso per bambini fino a un anno di vita. Non c’è un motivo per cui ciò accada, le caratteristiche fisiche per cui un piccolo risulta più portato rispetto a un altro non sono assolutamente chiare.

Con un baby monitor video, però, è possibile prevenire in largo modo questa drammatica possibilità, proteggendo i nostri bambini da un destino così tragico. Per prima cosa occorre sempre mettere il bambino a letto lasciandolo in posizione supina, ovvero a pancia in su; lenzuola e coperte devono essere ben rimboccate e nel lettino non devono trovarsi né cuscini né oggetti morbidi come peluche.

Tenendo la culla in camera con mamma e papà si può intervenire molto più velocemente prevenendo che la sindrome si manifesti. Anche in questo caso è sempre importantissimo avere comunque il baby monitor accanto al letto e consigliamo di sceglierne uno che rilevi respiro o movimento.

Un tipo di baby monitor molto utile in questo caso è l’Angel Care il quale, oltre ad avere un’unità genitore e un’unità bebè, ha un pannello sensoriale da mettere sotto al materasso che registra i movimenti del piccolo. Nel caso in cui il bambino non dovesse muoversi, un allarme sonoro – in alcuni modelli anche visivo – avvertirà.

Nonostante non siano chiare le cause, le mamme che smettono di fumare in gravidanza e che non fumano dopo la nascita permettono alle probabilità che la SIDS colpisca il proprio bambino di ridursi drasticamente. Mai fumare in presenza del bambino, quindi!

Il ciuccio è un altro amico dei bambini che li aiuta a prevenire la sindrome da morte improvvisa. Il succhiotto, infatti, fa sì che il bambino non smetta di respirare, essendo occupato a succhiare durante il sonno.

Queste precauzioni possono veramente abbassare notevolmente le possibilità che il proprio piccolo vada incontro a SIDS, per questo motivo è sempre importante contare sui migliori metodi di sorveglianza. La sicurezza deve sempre stare al primo posto, per questo motivo la scelta di un ottimo baby monitor fa la differenza.

scegliere un baby monitor valido garantisce la massima sicurezza per i nostri bambini.

Trattamento a luce pulsata: cosa è

Si sa ormai da tanto tempo che l’apparire curati e belli riveste una certa importanza in ambito sociale. Proprio per questo al giorno d’oggi proliferano tanti centri per la cura della persona e dell’immagine della persona. Centri estetici frequentati maggiormente da donne, ma affatto disdegnati da uomini.

La cura estetica dell’immagine della donna trova fra i suoi capisaldi l’avere un corpo totalmente privo di peli.

Al giorno d’oggi esistono svariate tecniche di epilazione più o meno funzionali al risultato che si desidera raggiungere; ma c’è una tecnica in particolare che ha preso piede e continua a crescere: è il trattamento a luce pulsata.

Questa tecnica di epilazione viene effettuata tramite un apposito apparecchio che applica sulla pelle una energia luminosa che penetra per 3-4 millimetri nella pelle raggiungendo i bulbi piliferi. La radice dei peli viene così riscaldata. Ed è proprio questo riscaldamento che snatura la struttura del bulbo pilifero colpendo la melanina del pelo che assorbe l’energia e lo sviluppo di calore emessi dall’apparecchio. Ovviamente il pelo ha un proprio ciclo di vita, quindi la luce pulsata andrà ad agire solo sui peli presenti al momento del trattamento che deve essere ripetuto in un lungo arco di tempo, in tempi diversi. La luce pulsata agisce infatti sui peli superflui. La zona che si vuole liberare dai peli dovrà dunque essere sottoposta a luce pulsata in più sedute.

Questo metodo di epilazione è più efficace sulle persone con pelle chiara e peli scuri proprio perché colpisce la melanina, e dunque non funziona sulla pelle scura e sul pelo chiaro.

È bene chiarire che questo tipo di trattamento non può essere fatto su chiunque. Non va applicato per esempio su persone fotosensibili, su quelle che soffrono di epilessia e su donne incinte o che allattano, su persone che hanno un pacemaker, innesti metallici o vene varicose sulla zona da trattare. Comunque sia è sempre importante rivolgersi a specialisti.

La luce pulsata promette di risolvere il problema dei peli definitivamente e per sempre. In realtà però non è così perché i risultati non riguardano l’eliminazione totale dei peli superflui, ma una riduzione della ricrescita di questi peli che si ottiene seduta dopo seduta.

Le controindicazioni esistono eccome. Seppur non si prova dolore durante il trattamento e non ci sono irritazioni o peli incarniti nel post-epilazione, è comunque importante tenere presente che occorre evitare di esporsi al sole almeno per una settimana dopo il trattamento. Infatti è conveniente sottoporsi a luce pulsata in inverno.

I costi del trattamento sono molto elevati, ma variano di zona in zona (gambe, bikini, viso). Da 70 euro per le aree piccole – sopracciglia – ad oltre 400 euro per le gambe.

Se si vuole acquistare un epilatore a luce pulsata, per non cadere in errore, conviene scegliere un epilatore adatto a tutte le varietà della pelle, uno con un elevato numero di lunghezza d’onda (tra i 500 nm e 1200 nm) e che sulla confezione abbia istruzioni, manuali e occhiali protettivi.

Un sabato sera al ristorante cinese

Sabato scorso con la mia comitiva siamo andati al ristorante cinese. Era un grande ristorante pieno di gente. Alcuni conoscenti che c’erano già stati ci hanno detto che il cibo cinese cucinato e servito lì era ottimo. In effetti poi ne ho avuto la conferma.

Siamo arrivati sul posto, abbiamo parcheggiato la macchina nelle vicinanze e ci siamo diretti a piedi verso il ristorante cinese. Siamo entrati e una musica soffusa cinese ci ha accolto insieme al brusio dei clienti.
La giovane cameriera cinese, rigorosamente in abiti tradizionali, ci ha salutato come vuole la tradizione e ci ha accompagnato nel tavolo che avevamo prenotato già dal pomeriggio.

Abbiamo iniziato a sfogliare il menù. C’era un’ampia possibilità di scelta.
Abbiamo optato per mangiare un po’ di piatti diversi, assaggiando ognuno un po’ tutte le cose.
Se consideriamo che la nostra comitiva quella sera era formata da 6 persone tra uomini e donne, ci servivano comunque delle portate in grado di sfamarci più o meno tutti.

Abbiamo ordinato dunque i classici involtini primavera. Quelli non potevano mancare come antipasto.
Abbiamo poi preso i ravioli di verdure che sono cotti tradizionalmente su una piastra a vapore. Devo dire che erano molto buoni.
Poi ci siamo sbizzarriti con un po’ di maiale in agrodolce e pollo alle mandorle.
Infine abbiamo preso qualche gamberetto fritto.
Abbiamo chiuso il tutto col tipico gelato cinese che io ero un po’ restio a mangiare. Il gelato fritto. Si è dimostrato essere buono.
Per mandare giù per bene ogni boccone abbiamo accompagnato la cena con un po’ di birra. Rigorosamente cinese anche quella. E non poteva essere diversamente. Oltre all’acqua, ovviamente che non fa mai male e ci sta sempre bene.
Abbiamo concluso il banchetto con un caffè per non dimenticare la nostra tradizione italiana.
Insieme al caffè ci hanno portato, offerti dalla casa, i biscotti della fortuna cinesi.
Nel biglietto che ho trovato all’interno del mio biscotto c’era scritto: “Un viaggio inaspettato con una persona simpatica sta per avvenire”.
Vabbè. Non mi è mai venuto in mente di dar retta ai messaggi dei biscotti.

Finite tutte le portate ordinate, divorata ogni mollica e bevuto il caffè ci siamo alzati e siamo andati a pagare il conto. Un conto affatto salato e molto conveniente. Sono rimasto molto sorpreso in positivo.
Guardando bene le porzioni non erano affatto esagerate, però assaggiare un po’ di tutto, tra fritti, carne e cose varie, è stato molto soddisfacente e mi ha permesso di mettere fine alla mia fame in maniera degna ed ottima. Mi sentivo pieno, ma non eccessivamente. Il giusto, come dovrebbe essere.

Ho faticato un poco a digerire gli involtini primavera.

Ma devo dire che andare a cena in questo ristorante cinese, così, tanto per variare e soddisfare la curiosità di assaggiare nuove cucine, ne è valsa proprio la pena.
Ci tornerò di sicuro.