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Svizzera (20 Ott 2006) "Alto
Milanese in Rete" è andata oggi a Comano, nel Canton Ticino, a
vedere da vicino una importante realtà televisiva, una TV
straniera che comunque è di casa anche per molti teleutenti
dell'Alto Milanese. Stiamo parlando della Televisione della
Svizzera Italiana, che in Italia è seguita giornalmente, secondo
alcune stime, da circa 400.000 telespettatori.
Abbiamo
intervistato Nico Tanzi, della promozione e marketing della TSI,
che ringraziamo per la grande disponibilità e cortesia
dimostrata da Lui e da Luigi Mattia Bernasconi, Responsabile
Promozione e marketing TSI.
Per gli altomilanesi la
TSI è una televisione apprezzata da sempre per la qualità dei
suoi programmi. Che rapporto c'è fra la TSI, la gente e il
territorio di cui siete espressione?
C’è un legame molto stretto, come è
naturale che sia per una televisione come la TSI che fa della
prossimità uno dei suoi punti forti nelle scelte di programma.
Un rapporto che si concretizza non solo nella copertura
giornalistica del territorio, ma anche nella presenza di
componenti locali sia a livello di contenuti sia nelle scelte,
in senso lato, “stilistiche”.
Quanto ha contribuito e
quanto fa oggi la TSI, che è una televisione nazionale, per
rafforzare l'identità locale in un mondo globalizzato?
Se già in passato il legame con il
suo pubblico di riferimento è sempre stato molto forte,
nell’ultimo decennio, con la sempre maggiore evidenza di tutti
quei fenomeni che possiamo far rientrare nella categoria “globalizzazione”,
TSI sempre più si profila come una sorta di presenza familiare,
di “rifugio sicuro” per chi volente o nolente si trova tutti i
giorni a navigare in un oceano vasto e magari affascinante, ma
non sempre rassicurante. Anche in questo senso la televisione è
uno degli elementi portanti dell’identità sia regionale che
nazionale, soprattutto in una realtà socioculturalmente
complessa come la Svizzera.
Quanto spazio date
nei Vostri programmi e nella Vostra informazione all'Europa e al
mondo?
Uno spazio decisamente ampio, e da sempre. È una tradizione
della TSI, ed è facilmente spiegabile: se non si sa che cosa
succede fuori della porta di casa, se non si tiene conto del
contesto europeo e internazionale, focalizzare l’attenzione
sulla dimensione locale rischia di causare distorsioni
prospettiche molto pericolose ...
La TSI si caratterizza
per la valorizzazione di un'identità forte, ma aperta. Come
conciliate l'uso dei linguaggi più moderni, internazionali e
tecnologici, pur accanto a una gelosa e intelligente
valorizzazione dell'italiano e del dialetto?
Si tratta di una scelta che ha radici
profonde. La TSI è nata quasi mezzo secolo fa come televisione
rivolta a una minoranza linguistica, e fin dall’inizio ha
imparato a conciliare i due registri: quello locale, comprese le
escursioni “dialettali” (oggi certo meno presenti di un tempo),
e quello internazionale. Fra l’altro, con quei solidi reportage
dall’Italia, negli anni Sessanta e Settanta, che hanno
contribuito a farci seguire per molti anni in quasi tutta la
penisola. Fino agli anni Ottanta, quando con l’avvento delle tv
private la TSI è scomparsa da buona parte dei teleschermi
italiani.
Quanto investe la TSI
e, più in generale la SSR SRG Idée Suisse in tecnologie e
formazione del personale?
Difficile citare cifre precise. Di
fatto, i ritmi dell’evoluzione tecnologica sono sempre più
serrati. Di conseguenza, da un lato gli investimenti
nell’aggiornamento tecnologico sono ben più impegnativi che in
passato, e dall’altro la separazione fra lavoro quotidiano e
formazione è sempre meno netto: ormai tutti i giorni si deve
imparare qualcosa di nuovo – e dunque la fetta di budget
destinata alla formazione in senso stretto non è indicativa
dello sforzo continuo in questa direzione.
Il telegiornale TSI
anche in Italia è sinonimo di un TG equilibrato e aperto allo
scenario mondiale. Con quale stile raccontate le notizie?
Con uno stile di matrice più
anglosassone che italiana, per citare modelli noti. Potremmo
dire, schematizzando un po’, che l’impaginazione e lo stile dei
nostri TG non tendono a inserire le notizie in schemi
precostituiti, ma lasciano al telespettatore la libertà di
valutare secondo la propria autonomia di giudizio. Non voglio
dire che in TSI la regola secondo cui un morto sotto casa vale
più che mille morti in un altro continente non esista. Diciamo
che vale meno che altrove, e che ci sforziamo di dare spazio
anche a notizie e a realtà che i mass media spesso tendono a
dimenticare o a ignorare del tutto.
Parliamo ora della
ricezione del segnale di TSI in Italia. In occasione dello
spegnimento del Vostro segnale analogico si è parlato molto
della volontà di TSI di valicare il confine. La TSI ha interesse
a essere seguita oltre confine? Con l'Italia sono in corso delle
azioni per fare in modo che la TSI possa continuare a essere
seguita dal suo affezionato pubblico in Italia?
La TSI ha tutto l’interesse,
naturalmente, a mantenere e rinsaldare il rapporto – un rapporto
solido e costruito nel corso dei decenni – con il pubblico
italiano. In questo momento stiamo valutando la fattibilità di
alcune opzioni; è presto per esprimere previsioni, e in questo
discorso va sempre tenuta presente la delicata questione dei
diritti per i programmi sportivi e per la fiction d’acquisto. Ma
credo che la situazione venutasi a creare in questi mesi, con
l’abbandono definitivo dell’analogico, sarà solo una parentesi
momentanea.
Parliamo dell'Alto
Milanese. Tempo fa Swissinfo definì Busto Arsizio "ombelico
d'Europa", dove convergono importanti vie di comunicazione, al
centro di una delle più importanti aree d'Europa.
Nell'attenzione che TSI ha verso l'Italia, che ruolo occupa
l'Alto Milanese (inteso come la zona di Legnano, Busto Arsizio,
Gallarate, Saronno)?
Negli ultimi anni si è fatta strada,
anche fra il pubblico, la prospettiva transfrontaliera che
prende forma concreta nella cosiddetta “Regio Insubrica” –
estesa all’area a cavallo fra Svizzera e Italia, che comprende
il Canton Ticino e le province di Como, Varese e
Verbano-Cusio-Ossola. A sua volta Milano è sempre stata per la
TSI un punto di riferimento forte, e continua tuttora ad
esserlo. L’Alto Milanese si trova nella congiunzione fra Milano
e la Regio Insubrica e all’incrocio di vie di comunicazioni
importantissime: sarebbe impensabile non tenerne conto. Le
odierne incertezze in materia di ricezione del segnale TSI in
Italia impediscono di fare previsioni in questo senso, ma direi
che, soprattutto in prospettiva, la nostra attenzione per
l’insieme di queste realtà transfrontaliere non potrà che
rafforzarsi.

Stefano Quaglia
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