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  Con gli F35 degli Usa a Cameri a pallino le promesse...

L’acquisto degli F35 e il loro assemblaggio a Cameri è stato commentato come segue su "La Padania" del 8 Marzo 2007. Per chi cerca maggiori info può andare sui siti: www.lettera22.it, www.paxchristi.it (TT)


di Pamela Barbaglia

Dal Texas alla provincia di Novara, biglietto di sola andata. I cacciabombardieri F35 saranno assemblati nella base aeronautica di Cameri, che già è stata ribattezza Ederle 2 per lo scabroso placet del Governo Prodi agli Usa. Sarà l’ennesimo colpo basso alla sinistra radicale, alle associazioni pacifiste e a tutti coloro che avevano preso alla lettera il programma elettorale dell’Unione.
Romano Prodi aveva promesso di ridurre la spesa per gli armamenti e in Finanziaria ha stanziato 139 milioni di euro per il programma F35 Joint Strike Fighter. Peraltro l’adesione dell’Italia comporterà un costo complessivo di 903,2 milioni di dollari dal 2007 al 2046. La parcella dovrebbe includere l’acquisto di 131 cacciabombardieri, destinati sia all’aviazione che alla portaerei Cavour. Il progetto è stato covato per quasi dieci anni in attesa che i tempi maturassero. La prima firma italiana risale al 1998 e porta il nome di Massimo D’Alema. Il consenso diventa promessa nel 2002 quando primo ministro è Silvio Berlusconi. Poi nell’estate 2006 viene inaugurata la fase esecutiva con una cerimonia in Texas al cospetto di Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e Turchia. Il capo di stato maggiore dell’aeronautica Leonardo Tricarico ha sottoscritto gli accordi. L’Italia non può tirarsi indietro, ma gli Usa vogliono ulteriori rassicurazioni. Tocca al sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri in un recente viaggio a Washington ribadire l’impegno del Paese.
Il fronte pacifista non ha perso tempo per segnalare il fattore “discontinuità” che sta trasformando la sinistra in una coalizione di guerra. «Gli F35 non sono veicoli di difesa o ricognizione -. sottolinea Laura Bergomi dell’Associazione per la pace di Novara –. Si tratta di potenti aerei d’attacco, adattabili al trasporto di armi nucleari. È una questione etica che chiama in causa l’articolo 11 della Costituzione». Il movimento, fedele alla bontà della causa, non ammette svendite di ideali al discount della politica. C’è la consapevolezza di essere abbandonati dalle istituzioni, in primis dalla Provincia di Novara, dove è in atto uno scontro intestino con la sinistra radicale. «Siamo considerati dei rompiscatole che continuano a fare domande - continua Bergomi -. Abbiamo scritto ai parlamentari chiedendo un’inversione di tendenza: meno spese militari e stop all’acquisto di armi d’attacco. Non vogliamo tutto subito ma ci deve essere una riflessione sulla decisioni più sbilanciate, quelle che ci stanno trascinando verso un’economia di guerra».
L’alibi delle istituzioni per garantirsi il sostegno della popolazione locale parlava inizialmente di diecimila posti di lavoro in più. Peccato che nel giro di un anno la stima sia precipitata a quota 200. Ma sia il Comune di Cameri sia la Provincia di Novara, entrambe di sinistra, hanno puntato tutto sull’indotto. «Non c’è alcuna trasparenza sul progetto F35 - lamenta Laura Bergomi - Quello dei posti di lavoro è uno specchio per le allodole. Hanno tentato di presentare la situazione in termini positivi chiamando in causa presunti contratti. In realtà, non sappiamo neppure se ci saranno nuove assunzioni o se si faccia riferimento a professionalità già esistenti. Sappiamo per certo che ci sono 150 ingegneri contrattualizzati di Alenia coinvolti nel progetto, chissà se anche loro sono conteggiati nei 200 posti in più?». C’è un elemento che smentisce i grandi numeri vaticinati dalla sinistra sul fronte occupazionale: le alte tecnologie impiegate per la costruzione degli F35 implicano un contributo minore di risorse umane. «Perché dunque non investire nelle energie alternative? - incalza Bergomi -. Noi continuiamo a fare interrogazioni senza risultati. Non sappiamo neppure cosa comporti un “assemblaggio finale”». L’inquinamento acustico e il possibile rilascio di carburanti in una zona rurale non preoccupano i Verdi. Tra l’altro nella zona del Ticino è concentrata una bella fetta dell’industria bellica del Nord Ovest. «Basta pensare alla sponda lombarda: a Gallarate e Samarate hanno sede alcune aziende del settore mentre a Solbiate Olona c’è la base Nato. L’area sta diventando completamente militarizzata». I pacifisti sono diventate scomode Cassandre di un Governo legato a doppia mandata con gli Usa. «Quando parliamo di sbilanciamento ci riferiamo alla sudditanza nei confronti del Pentagono. L’Italia deve sganciarsi da Washington».
A Cameri la gente non pare affatto turbata per l’arrivo degli F35. Qui non si vedono i musi lunghi di Vicenza e in parecchi guardano con favore alle presunte opportunità lavorative. «Nel Novarese c’è una lunga tradizione di convivenza con i militari della base aeronautica - spiega Laura Bergomi -. A differenza di Vicenza non ci sarà un evidente impatto territoriale: tutto si svolgerà all’interno della caserma. In molti qui ragionano in termini semplicistici illudendosi di avere nuovi posti di lavoro». Ora l’obiettivo è responsabilizzare queste diecimila anime “credulone”. Per i pacifisti non sarà facile agguantare una piattaforma mediatica. Eppure l’Associazione per la pace di Novara si dice ottimista. «Non dobbiamo ragionare in termini catastrofici - conclude Bergomi -. Il fatto che in Provincia ci siano posizioni sia a favore sia contro il progetto F35 è positivo. Le contraddizioni possono dare un impulso al cambiamento. Dovremo attendere prima di vedere i progressi. È ovvio che abbiamo meno speranze, ma restiamo fiduciosi».

 

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