Luce – 9 Aprile 2006 n.14 – trasporti – pag.13
Luceonline.org - Edizione: 09/04/2006 - Attualità
di: Francesco Chiavarini


Nasce a Castellanza il partito dei pendolari che si muovono tra Varese e Milano. Lo compongono utenti e ambientalisti e lo sostiene la Margherita.

L’alleanza ha anche un programma. Nel quale si chiedono più parcheggi alle stazioni, un abbonamento unico, l’istituzione del mobility manager


I pendolari fondano un “partito”

Tra Milano e Varese nasce il “partito” dei pendolari. Un “partito” territorialmente trasversale alle due province e molto variegato al proprio interno: ne fanno parte il comitato degli utenti auto-organizzatosi dopo i gravi disagi degli ultimi anni, i circoli di Legambiente, “Il Gallo” di Parabiago e il “Valle Olona” di Legnano, decisi a canalizzare la protesta nei binari di una battaglia per la mobilità sostenibile, le principali organizzazioni di consumatori, Adiconsum Lombardia e Federconsumatori di Varese, subissate dalle richieste di assistenza legale da parte di chi viaggia sui treni ogni giorno per andare e venire dal lavoro. Il neonato “partito” ha anche dei supporter politici: i circoli della Margherita di Castellanza, Busto Arsizio e Legnano, una serie di associazioni più o meno collocabili nel centrosinistra. «Nessuna intenzione di strumentalizzare i disagi, ma è evidente che muoversi in questo territorio sta diventando sempre più difficile. Chiunque abbia a che fare con l’amministrazione pubblica non può non tenerne conto e cercare di offrire delle soluzioni», spiegano. L’atto di fondazione del “partito” o, meglio, del fronte è stato ufficializzato venerdì scorso durante il convegno “Chi difende i pendolari disperati?”, organizzato da AltomilaneseinRete. Debutto ufficiale della neonata associazione che, politicamente, orbita nell’area del centrosinistra e, territorialmente, nutre l’ambizione di collegare quella vasta area al confine tra le due province di Milano e Varese, divisa dai confini amministrativi ma unita dagli stessi problemi: tra i principali, quello della mobilità. L’obiettivo dell’alleanza è trasformare la rabbia in proposta. Se vi riusciranno, i pendolari faranno un indiscutibile salto di qualità che potrà avere ricadute pratiche anche di grande impatto. Il raggiungimento di quella meta, naturalmente, è ancora molto lontano. Ma il primo passo è stato compiuto. C’è già, ad esempio, un documento programmatico. Si tratta dello “studio per un miglioramento del trasporto integrato” già presentato a Malpensa il mese scorso a nome del comitato dei pendolari di Busto Arsizio, da Alessandro Berteotti. La ricerca offre anche una ricetta per favorire l’utilizzo dei mezzi pubblici nei tragitti casa-lavoro i cui ingredienti sarebbero: l’abbonamento unico, la creazione di nuovi parcheggi gratuiti in corrispondenza delle stazioni, il superamento del sistema dei bonus che “legittima un disservizio in cambio di un risparmio ridicolo sull’abbonamento mensile”, la creazione della figura del mobility manager anche nelle imprese più piccole magari associate in consorzi.


«No al secondo conducente» Fnm respinge la proposta della Cisl

Non ci sarà il secondo macchinista sulle carrozze senza ripetitore di segnale, come quella che si è schiantata a Garbagnate Milanese contro il Malpensa Express il 14 marzo. All’indomani dell’incidente costato la vita al ferroviere Giuseppe Girola, la Fit-Cisl aveva chiesto che il personale conducente fosse potenziato almeno sulle motrici più vecchie, sprovviste di quei sistemi di automazione che bloccano la corsa del treno, quando il macchinista non risponde al segnale acustico che lo avverte del semaforo rosso. Sulle linee delle Fnm ce ne sono ancora 24 di motrici come quella, dovevano essere sostituite già un anno e mezzo fa, ma Ansaldo Breda che doveva costruirle non le ha ancora consegnate. In attesa che arrivino quelle nuove, il sindacato di categoria della Cisl aveva chiesto di garantire la sicurezza del servizio raddoppiando la presenza dei macchinisti. Dario Ballotta, segretario lombardo della Fit Cisl, a Castellanza, lo scorso venerdì durante il convegno organizzato da AltomilaneseinRete, ha detto che “l’azienda non ha acconsentito a questa richiesta”. Ad opporsi sarebbero stati, a quanto si apprende, gli stessi macchinisti che temono di dovere rinunciare agli integrativi dello stipendio. Si sta, invece, trattando su una soluzione alternativa. «Ho proposto di utilizzare il capotreno che controlla i biglietti come secondo macchinista sulle locomotrici dello stesso tipo di quella che trainava l’omnibus dello schianto – ha fatto sapere Ballotta -. Non ho ancora ricevuto una risposta: stiamo trattando». [f.c.]


Tra grandi opere e piccole, buone azioni

Grandi investimenti in opere pubbliche o nuovi stile di vita? Su come favorire la mobilità al collasso tra Varese e Milano si sono confrontate al convegno di Castellanza, sabato scorso, due idee non necessariamente diverse ma, senza dubbio, differenti. A rappresentare la linea “pesante” delle infrastrutture è stato Orazio Zoccarato, sindaco di Canegrate, pendolare ( “120 chilometri in auto da casa al lavoro, andata e ritorno: un calvario quotidiano”), divenuto famoso due anni fa per aver capeggiato la rivolta contro i nuovi orari stabiliti dalla Regione sulla linea Fs Milano-Varese, la suburbana 5. Secondo Zoccarato «se vogliamo che il nostro territorio ormai in grande parte deindustrializzato torni a diventare appetibile per le nuove attività economiche, dobbiamo creare strutture di trasporto agili e compatibili con l’ambiente». Quindi, ad esempio, è giusto che la linea Milano-Gallarate sia potenziata, ma - ha rilanciato il primo cittadino di Canegrate - portando i binari a quattro, non aggiungendone soltanto uno come si è invece progettato (“considerato che il cantiere ci procurerà comunque dei disagi, tanto vale realizzare un’opera che possa dare una soluzione definitiva). E ancora è necessario che si costruisca pure la nuova statale del Sempione, ma «interrandola, come si fa in tutta Europa, per non danneggiare le ultime aree di verde rimaste, senza le quali diventerà impossibile vivere, commerciare e produrre in questa zona». «Gli enti superiori avanzano proposte antidiluviane, mentre noi abbiamo bisogno di soluzioni nuove», si è lamentato Zoccarato. Le soluzioni nuove hanno però un difetto: costano. Ebbene, risponde il sindaco-pendolare, si torni ad investire. «Anche all’inizio del secolo l’autostrada Milano-Varese, la prima ad essere costruita in Italia, sembrava un azzardo. Invece diventò uno degli assi portanti del futuro triangolo industriale. Abbiamo bisogno di investimenti di quella portata per uscire da questa situazione di stallo». Sostenitore della linea soft, se vogliamo, “minimalista” è stato, invece, Giuseppe Bravin, sindaco di San Vittore, il comune spezzato dal Sempione. «Non facciamoci illusioni; nessun intervento pubblico potrà mettere ordine in questo territorio disarticolato, dove case e capannoni sono cresciuti per anni senza un disegno – spiega -. Forse l’unica possibilità che ci è rimasta è modificare i nostri comportamenti quotidiani. Car pooling e car sharing (l’auto in condivisione o in affitto, n.d.r.) sembrano risposte minime, ma sono le sole che abbiamo a portata di mano». [f.c.]