Polis n. 3/4 - anno XIX luglio/agosto 2006

Editoriale

POLIS LEGNANO

Cittadini, politica, informazione locale:

nervi scoperti e possibili percorsi

Forse ha ragione Pasquale Padovano, il "sopravvissuto" alla strage aerea di Linate del 2001 (118 vittime). Lui, completamente sfigurato – ha subito 45 interventi chirurgici in 5 anni -, ha gridato "vergogna!" e tutte le sue maledizioni alla sentenza dello scorso 7 luglio, quando le pene dei presunti responsabili del disastro sono state fortemente ridotte, mandando assolti alcuni imputati. Non è la vicenda processuale in sé che ci interessa in questa sede, quanto il monito di Padovano: "Queste cose possono succedere solo quando i giornali abbassano la guardia". Certo, sono le parole amare di chi ha avuto la vita stravolta da un singolo, tragico, evento. Ma fanno riflettere: i mass media possono avere un ruolo determinante nell’influenzare l’opinione pubblica e persino "decidere" gli sviluppi di talune vicende: si pensi a Tangentopoli nei primi anni ’90, oppure alla spettacolarizzazione della più recente Calciopoli. Allo stesso modo, tv, radio e giornali possono disinteressarsi di un certo fatto o tacerne altri, influenzando con ciò stesso, per altre vie, l’opinione della gente. Forse il "peccato" peggiore in cui può incappare chi fa informazione è il "peccato d’omissione". Tacere, dimenticare, oppure semplicemente trascurare o sottovalutare un fatto: "Poi la gente dimentica, dimentica presto…". A Legnano lo abbiamo sperimentato varie volte nel secondo dopoguerra: qualcuno si ricorda, giusto per fare un esempio, la vicenda della "Monica II", che portò sul lastrico tante famiglie della città? È ciò che sta avvenendo per il caso Vinco-Tomasello, con il peso politico dell’affaire sull’Amministrazione attuale: "Tanto poi la gente dimentica…". Finalmente si discute? Su questi argomenti, e su altri correlati, s’è discusso dalle pagine di questa rivista negli ultimi mesi, con gli interventi di un giornalista (Luca Nazari, Polis Legnano, n. 6/2005) e di tre politici locali (Paolo Formigoni e Giuseppe Marazzini, n. 1/2006; Stefano Quaglia, n. 2/ 2006). Un confronto interessante, ricco di spunti, aspro in taluni passaggi, che ha però avuto il merito di portare alla luce questioni di cui si vociferava da tempo. Due su tutte. In primo luogo la difficoltà di svolgere la professione giornalistica oggi, lavoro su cui gravano una serie di limiti, "tutele" e condizionamenti. In secondo luogo, l’onerosità dell’impegno politico di chi sta "all’opposizione" (di qualunque colore essa sia), chiamato a marcare stretta la Giunta in sede istituzionale e, al contempo, a tener viva l’attenzione dei cittadini sulla qualità dell’amministrazione civica. Emerge una correlazione stretta tra "palazzo", cittadini e organi di informazione. Ciascuno deve fare la propria parte: la politica deve assumere delle decisioni per il bene comune; il cittadino, una volta eletti i suoi rappresentanti, deve vigilare sul loro operato, deve informarsi, può (deve?) partecipare al dibattito pubblico, alla vita dei partiti, oppure a quella delle forme sociali organizzate (diversamente può decidere di estraniarsi dalla vita della città, salvo perdere il diritto di far valere le proprie ragioni); infine la stampa, chiamata ad informare, a fare da trait d’union tra "palazzo" e cittadini stessi, tenendo il fiato sul collo di chi ha in mano le redini della città, affinché l’azione amministrativa sia esercitata con lungimiranza e proprio per il bene della popolazione, anziché per biechi interessi di parte. Meccanismo inceppato Come associazione Polis abbiamo più volte affermato – e lo ribadiamo – che questo "meccanismo virtuoso" a Legnano si è inceppato da tempo. Non torniamo, però, sulle cose già dette, ma proviamo a individuare se esistono – e per noi ne esistono – punti di convergenza, sui quali è possibile, anzi doveroso, rilanciare il dibattito per giungere a qualche passo avanti concreto rispetto a un obiettivo che ci sembra prioritario: creare in città un confronto aperto, sereno, sul presente e sul futuro di Legnano, che valorizzi in questa chiave le prossime elezioni comunali del 2007 ma che, sin da ora, si ponga l’obiettivo di andare oltre. Non interessa un duello all’arma bianca che veda per protagonisti qualche politico, qualche professionista dell’informazione e pochi cittadini "malati" di politica. Interessa semmai creare un senso comune, una responsabilità condivisa verso la città, per realizzare una vera "comunità civica" in cui al centro dell’attenzione ci siano le esigenze reali dei cittadini, delle famiglie, delle categorie meno avvantaggiate, dell’associazionismo, quelle dei lavoratori e dei ceti produttivi. E, insieme, si ricerchino soluzioni percorribili, certi che i bisogni sono tanti e crescenti e che le risorse sono invece limitate e, a quanto pare, decrescenti. Questioni aperte Su quali punti, dunque, tornare a discutere? Primo. A Legnano il "palazzo" della politica in questi anni è divenuto una "fortezza", perlopiù (non sempre) sorda alle richieste che emergevano dalla società civile. Gli esempi potrebbero essere mille. Lo hanno ben testimoniato - e gliene diamo atto - in ripetute occasioni gli amici di "Legnano insieme", l’associazione sorta di recente per ridare slancio alla partecipazione socio-politica, con la quale Polis sta condividendo un proficuo lavoro. Secondo. Come conseguenza della politica/fortezza, è accaduto con il tempo che molti cittadini (singoli o associati) abbiano smesso di bussare alle porte di Palazzo Malinverni, ritenendola una fatica sprecata. Così oggi ci ritroviamo con una partecipazione politica ai minimi storici. Ma è crollata anche e più semplicemente una qualunque attenzione alla cosa pubblica. Chi ha voglia di mettere il naso nelle vicende comunali? Va detto che tale atteggiamento non è specificamente legnanese, anche se da noi i connotati di questa "fuga nel privato" a scoppio ritardato sono più marcati che altrove (un corollario in chiave interrogativa: chi fa ancora formazione all’impegno sociale e politico oggi in città?). Terzo. In tale contesto, i mass media seguono l’onda. Sembrano aver dismesso i panni del "cane da guardia della democrazia", faticano a rappresentare tutta la varietà della vita cittadina e in particolare appaiono carenti nella cronaca politica, nelle inchieste, nelle interviste di un certo spessore (quelle che una volta facevano sudare il povero assessore di turno). I giornali appaiono in affanno nel vigilare e non sembrano in grado di stimolare un dibattito (le ragioni di tali difficoltà e carenze sono illustrate "dall’interno" proprio nel contributo pubblicato da Polis Legnano a firma di Luca Nazari). Diverse criticità Ma esistono forse – e su questo sarebbe interessante avere altri interventi di giornalisti o editori locali, come quello che ospitiamo in questo numero a firma di Stefano Morelli - altre criticità specifiche del settore mediatico. Azzardiamo ad evidenziarne alcune: - la mancanza di editori puri, liberi da dipendenze politiche e da interessi economici "altri", il cui unico scopo sia vendere copie e far quadrare i conti dell’aziendagiornale; - una situazione professionale, specie per i giovani che tentano l’avventura giornalistica, davvero preoccupante. L’accesso alle redazioni è sempre più difficile, il lavoro caotico, scandito dalla fretta e dagli spazi da riempire; pochi si occupano di insegnare il "mestiere" ai nuovi arrivati; si diffondono situazioni di vero e proprio sfruttamento del lavoro, con i collaboratori costretti a sgomitare per mettere assieme 500 euro al mese, con la promessa che prima o poi salterà fuori il posto! In questo modo appare impossibile creare delle professionalità di alto profilo, in grado poi di tener testa ai mille condizionamenti che giungono da destra e da manca; - sulla presenza quantitativa dei mass media. I giornali non mancano, anche se magari qualche rivista periodica in più, di approfondimento sociale o culturale, ci farebbe solo bene. La tv è assente, ma, vista la qualità media delle televisioni locali, è difficile avvertirne la mancanza. Le emittenti radiofoniche, un tempo numerose, non reggono la concorrenza: inutile sperare. Servirebbe, questo sì, una informazione on-line quotidiana; i giornali web in altre realtà cittadine hanno fatto fortuna e offrono ottimi servizi. Da noi, oltre alla più che positiva presenza di altomilaneseinrete, c’è il vuoto. Come mai? - C’è poi il punto dolente degli uffici stampa pubblici. I quali dovrebbero essere retti da giornalisti di professione, preparati, in grado di svolgere un servizio pubblico di qualità, che abbia quale primo obiettivo l’informazione dei cittadini anziché il panegirico – sempre, e nonostante tutto - del politico che paga lo stipendio! Anche in questo caso non mancano le lodevoli eccezioni, ma la realtà è di solito sconfortante. Sottovalutare questi, ed eventualmente altri problemi, potrebbe essere dannoso per il bene della città: per le persone, per le famiglie, per la stessa politica, per il pianeta massmediale. Riconoscerli e affrontarli è invece – ne siamo convinti – l’atteggiamento giusto.

LA REDAZIONE