Luce (edizione Legnano) - 3 SETTEMBRE 2006 N. 32  - Pag. 7 - territorio

LA MILANO CHE SOGNA PENATI

di FRANCESCO CHIAVARINI

Nascerà finalmente la città metropolitana? Quest’estate il dibattito si è riacceso.
Ma il progetto sostenuto dal presidente della Provincia ha parecchi oppositori.
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Tra questi ci sono la Moratti, che pensa piuttosto ad un rafforzamento dei propri poteri, e i sindaci dell’Altomilanese, che temono di perdere la propria autonomia.

Una città  di città  avrebbe competenze solo su alcune materie specifiche, all’interno del territorio provinciale.

A QUANTO PARE la città metropolitana sarebbe una delle priorità del governo Prodi. La tesi, accreditata da autorevoli quotidiani nazionali, ha riacceso nelle ultime settimane il dibattito sul governo del territorio milanese. Il ritorno di fiamma ha fatto piacere in modo particolare a Filippo Penati che, come è noto, rinuncerebbe volentieri alla Provincia di Milano di cui è presidente per far posto al nuovo ente. Fu infatti lui a definire i connotati del nuovo soggetto istituzionale previsto dalla riforma del titolo V della Costituzione ma che nessuno si è ancora deciso a far nascere. secondo la sua ipotesi la Grande Milano sarebbe ‘una città di città” e avrebbe competenza solo su alcune materie specifiche, all’interno di un territorio coincidente con l’attuale Provincia senza più Monza e la Brianza avviate ormai verso l’autonomia. Un’idea che si contrappone alla tesi Milano-centrica secondo la quale il capoluogo fagociterebbe il suo hinterland. In questa prospettiva la città metropolitana avrebbe, invece, un raggio di azione più ampio, ma solo su alcuni temi, come il traffico, i trasporti, l’ambiente, lasciando il resto alla responsabilità delle singole municipalità che comporrebbero il nuovo super comune. Nonostante l’apertura di credito del governo, ribadita recentemente anche dal ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, la strada perché si compia questo di segno è ancora piena di ostacoli.
Come il suo predecessore Albertini, anche Letizia Moratti vuole in realtà dal presidente del Consiglio soltanto un rafforzamento dei propri poteri, essendo convinta che un potenziamento della leadership del capoluogo sia la sola via per incidere vera mente sulla realtà. Quale idea del governo del territorio abbia nella testa l’inquilino più importante
di Palazzo Marmo lo si è capito piuttosto bene dalle ultime proposte. Si pensi, ad esempio, a quella sul ticket di ingresso in città che tanto ha fatto arrabbiare i primi cittadini dell’hinterland per il suo sapore scopertamente discriminatorio: la tassa finanzierebbe il sistema di trasporto pubblico milanese, ma sarebbe a carico dei soli cittadini non residenti.
Ma resistenze al progetto di Penati si avvertono anche in periferia. Se i comuni della prima cintura milanese si sentono in qualche modo già parte di Milano, quelli più distanti storicamente rivendicano una propria specificità. Al punto che i loro sindaci, in passato, si erano fatti suggestionare dall’idea di unirsi ai colleghi del Basso Varesotto per creare una nuova Provincia. Progetto al quale poi avevano rinunciato accontentandosi di un più modesto Circondario.

(didascalia alla foto: Ingorgo sull’Autolaghi. La moblilta dovrebbe essere una delle competenze della città metropolitana. In alto, il presidente della Provincia di Milano fautore del nuovo ente istituzionale )

 

«Cancellerebbe le identità locali»

Il no di “Alto Milanese in rete”

LA STRONCATURA della città metropolitana arriva dall’associazione Alto Milanese in rete, politicamente vicina alla Margherita, partito che a Milano sostiene il presidente Filippo Penati, principale fautore del nuovo soggetto istituzionale. Polemizzando con il sindaco di Busto Arsizio, il forzista Gigi Farioli, sui progetti abortiti di una nuova provincia tra Varese e il capoluogo lombardo, Alessandro Berteotti (nella foto), vicepresidente dell’associazione, scrive in un suo articolo sul sito www.altomilaneseinrete.it che la città metropolitana di Milano sarebbe «una gravissima minaccia all’identità» non solo dell’Altomilanese, ma persino di Varese.
Si affaccia di nuovo dunque il timore mai morto che un accrescimento del capoluogo declasserebbe le municipalità più distanti al ruolo di centri periferici, allontanerebbe dal la popolazione i luoghi dove si prendono le scelte importanti, trasformerebbe i consigli comunali in assemblee di quartiere
Berteotti, invece, rivendica che sia «riconosciuta l’identità culturale, storica, industriale, commerciale», addirittura «antropologica» dell’ Altomilanese. Un’identità, aggiunge, già compromessa da tanti fattori.
Sullo sfondo di questa presa di posizione c’è l’esigenza di dare un volto a quella conurbazione che senza soluzione di continuità unisce tre grandi centri, Legnano, Busto Arsizio e Gallarate, e decine di comuni più piccoli. Una sola città di 500mila abitanti seconda, in Lombardia, solo a Brescia.
. Un gigante economico, anche se oggi purtroppo parecchio ridimensionato rispetto al passato, ma un nano politico. Al quale né gli amministratori locali democristiani, prima, né quelli leghisti, poi, e, oggi, neppure quelli forzisti hanno saputo dare voce. Forse ora è troppo tardi. [f.c.]

(didascalia alla foto: Una pendolare la Teresa dei Legnanesi. Nell’Altomilanese ci si interroga sull’identità culturale del territorio)

La paura di essere una Grande Periferia

TRA I  SINDACI dell’Altomilanese l’ipotesi della città metropolitana non gode di grande popolarità. Non è una questione di appartenenza politica. A storcere il naso sono tanto gli amministratori di centrodestra quanto quelli di centrosinistra. Non è nemmeno una questione di potere. Il punto non è soltanto che sul traffico, ad esempio, si debba obbedire ad un super assessore, Le ragioni sono più profonde: la Grande Milano, in realtà, suscita vecchie paure.
La metropoli è un punto di riferimento imprescindibile per molti cittadini di questo territorio. Sono migliaia i pendolari che ogni giorno raggiungono la city per lavorare e studiare. Moltissimi i cittadini che ci tornano la sera per andare al cinema o al teatro. Tuttavia, gli abitanti dell’hinterland che pure tra scorrono in città gran parte del loro tempo, non direbbero mai di essere milanesi. Vogliono continuare ad appartenere alle loro piccole comunità di origine, il paese, la cittadina, anche se in realtà non ne fanno più parte. E’ una questione più psicologica, sentimentale e affettiva che reale. Ma a volte i sentimenti contano. Non è infatti un caso che i sindaci, ogni volta che si torna a parlare di città metropolitana, chiamano in causa addirittura una peculiare identità culturale dell’Altomilanese. In realtà non pensano certo alla Teresa e alle commedia dei Legnanesi;  vogliono in realtà dire che i loro cittadini non si sentono affatto metropolitani, anche se in realtà lo sono. Sanno che gli abitanti di San Giorgio, Parabiago, Nerviano, Legnano si considerano sangiorgesi, parabiaghesi, eccetera e si offenderebbero se venissero confusi con gli abitanti di una qualsiasi peri feria milanese.
[f.c.]