Rassegna stampa su Alto Milanese in Rete

 

 

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La Prealpina BUSTO ARSIZIO

Martedì 26 Settembre 2006

Un’associazione vuole riunire i "campanili" dell’Alto Milanese

Obiettivo: realizzare una rete che gestisca le attività culturali, dando identità al territorio. Il 4 ottobre assemblea a Castellanza

Unire "i campanili" di Busto Arsizio, Castellanza, Gallarate e Legnano: insomma, tutto il territorio dell’Altomilanese, per valorizzarlo, promuoverlo, renderlo più forte. È questo l’obiettivo di Alto Milanese in Rete, un’associazione di Promozione Sociale (oltre che un sito internet), costituita per far conoscere, sviluppare, consolidare e perfino dare forma giuridica a questo territorio tuttora privo di identità formale, ma anche di confini amministrativi ed istituzionali, come hanno sempre cercato invano di trovare negli anni alcune comnponenti politiche . Alto Milanese in Rete si presenterà al pubblico il prossimo 4 ottobre, alle 21 nella sala conferenze della biblioteca di Castellanza. "In quell’occasione - spiega Celso Costantini, uno dei fondatori - comincerà anche la campagna associativa per tutti coloro che insieme a noi vorranno condividere un percorso che va dalle radici storiche moderne del territorio, attraverso la conoscenza del capriccioso presente per tendere al futuro prossimo, per il quale ci auguriamo di poter disegnare un grande affresco di vita, cultura, innovazione e civiltà". Cittadini accomunati da un obbiettivo: guardare al locale per pensare al globale. Qual è il territorio? L’Altomilanese, così lo chiamano a Busto Arsizio in provincia di Varese guardando a Nord, o Alto Milanese, come lo chiamano a Legnano in provincia di Milano guardano a Sud, è un territorio di circa 70 comuni per 700.000 abitanti. I poli baricentrici di questo territorio sono Gallarate, Busto Arsizio, Legnano con una estensione dei circondari e delle reti di relazioni che coinvolge Saronno, Tradate, Castano Primo, Busto Garolfo, Somma Lombardo. Qual è l’obiettivo? "Vogliamo arrivare - aggiungono i promotori - ad una dimensione di nuovo sviluppo, attraverso una struttura di rete, della quale possiamo rappresentare un nodo ben fisso dentro il sistema, riconoscibile, raggiungibile, apprezzato e riconosciuto. Per questo intendiamo valorizzare le risorse del nostro territorio, trasformandole in ricchezze, primariamente sociali e culturali e quindi, se ne avremo la capacità, anche economiche, commerciali e produttive, per garantire una più elevata qualità della vita a chi abita nell’Alto Milanese". A chi si rivolge AMiR? "Noi vorremmo unire, ardua impresa, i campanili che da sempre dividono il territorio, unire le piazze e le persone - conclude Costantini - dando un contributo per comprendere che solo coordinando le intelligenze e gli sforzi potremo avere la capacità di realizzare grandi progetti ed assicurare un futuro all’Alto Milanese. Per questi motivi auspichiamo una numerosa presenza a questo nostro primo ufficiale pubblico appuntamento, con tutto l’entusiasmo e la curiosità - che speriamo benigna nei nostri confronti – in grado di dare consistenza a questo progetto".

Maria Letizia Napoli

 

Quattro sindaci che non si sono ancora parlati

(Vin.Co.) - Vada avanti lei, che a me scappa da ridere. Nel senso che il commendevole intento della neo associazione che vuole unire i campanili dell’Alto Milanese è uno degli obiettivi vagheggiati per decenni dai politici, che hanno regolarmente fallito. Insomma, i precedenti non depongono a favore dei promotori dell’iniziativa. Benché i fallimenti del passato e del presente abbiano come comune denominatore proprio la politica, che invece di unire divide. Ci par di capire che AMiR parta con altri presupposti, e questo è un vantaggio. Si parla di attività culturali, di identità del territorio e di altri temi che, sulla carta, non dovrebbero nascondere egemonie, primogeniture, desideri di primeggiare. Perché è lì, sul versante delle pretese supremazie territoriali, che l’Alto Milanese non è mai stato istituzionalizzato. Ben venga il progetto che il 4 ottobre verrà spiegato a Castellanza in una assemblea pubblica. Se ne potrà perlomeno discutere, esempio qualificante per i sindaci di Busto, Legnano, Gallarate e Castellanza. E chissà che anche Farioli, Cozzi, Mucci e Farisoglio comincino finalmente, ma in un altro ambito, a dialogare.